Il giorno più lungo


Tornati ad Hampi per il secondo grande acquisto di materiali per i bungalow, tra giri per dealers, reclutamento della manodopera, attesa della merce, passa una settimana prima che si possa ripartire. Nel frattempo la legge di Murphy mi segue pure al Nargila, dove il giorno dopo il mio arrivo, un non meglio specificato guasto tra Gangavathi e l’isola, mette fuori gioco internet. Finalmente arriva la telefonata del grossista che ci avverte che stuoie e bambu sono pronti per il carico. La mattina dopo intorno alle 7, caricato il nuovo capomastro, Nikil, che si occuperà delle pareti dei bungalow, ci dirigiamo, sbadiglianti ma ottimisti, verso Gadag per caricare il camion e partire verso Goa.

Inizia così questo giorno speciale di 28 ore circa!

Arrivati a Gadag, e dopo una bella colazione indiana (ottimo masala dosa e pessimo caffé), andiamo a occuparci del carico che nelle nostre menti ottenebrate dall’ottimismo dovrebbe essere cosa da qualche ora. La realtà decide però di farci un salutino: il camion che il grossista avrebbe dovuto prenotare pare non sia disponibile o più probabilmente non è stato mai prenotato. Si va dunque alla ricerca del trasportatore e nel frattempo viene fuori che meglio sarebbe organizzare 2 camion medi piuttosto che un super autoarticolato da 10 ruote. Primo perché i piccoli viaggiano più veloci, secondo perché passano, pare, la frontiera con meno controlli.

Ecco, la frontiera, in questo grande paese fatto di troppi piccoli stati, la questione doganale è cosa più complicata che nella nostra Europa delle nazioni. Infatti veniamo informati che il bambù fresco di taglio mica può viaggiare impunemente! Ehh, no! tocca farlo a fette e mettere i pezzi interi in fondo al carico in modo da nasconderli alla vista avida dei doganieri, del Karnataka come di Goa. Ed ecco che la lunga giornata si allunga ancora: 8 operai vengono ingaggiati per tagliare i 180 tronchi di bambù in fette facili da stoccare. L’operazione “taglio”, inizia alle 11 circa e finisce alle 22. Ecco dunque che mentre i poveri operai lavorano, noi ci troviamo ad aspettare senza avere un posto dove sederci che non sia scomodissimo (un pila di piastrelle o blocchi di cemento) o caldo come un forno (l’auto sotto il sole). I break dedicati a pranzo, chai o merenda, sono nel mio caso, caratterizzati dalla ricerca di un posto con almeno un bagno decente, a Gadag impresa praticamente impossibile, che mi fa rimpiangere come non mai il non essere un maschio. Nel frattempo veniamo raggiunti da Kiran, amico di Rami, anche lui diretto a Goa per ricongiungersi alla fidanzata olandese  Linda (la moglie indiana resta ad Hampi). La cena in un’orribile e carissima bettola mi mette definitivamente k.o.

Finalmente il bambù è pronto e i due camion sono pronti. Cosa resta da fare? Impacchettare il carico e partire con i nostri 4 operai del Karnataka sui camion al seguito della merce. Noi, con la nostra eroica Suzuki Swift a precederli nella notte. Poiché non si può passare il confine di notte (pare) tocca aspettare l’alba nell’ultima città del Karnataka (Karwar). Arriviamo finalmente a casa che sono quasi le 11 e mentre Rami instancabile dopo una notte  a guidare coordina lo scarico della merce, io… finalmente posso andare in bagno!

p.s.

quello che ho tralasciato: il caldo soffocante delle città tutto traffico e terra battuta dell’India, le domande tanto indiscrete da essere buffe che mi fa il grossista scioccato dalla vista di una coppia mista, la rassegnazione indiana del nostro capomastro Nikil quando veniamo a sapere che tocca fare a fette il bambù per questioni doganali e dunque perdere ore e ore in attesa, l’incazzatura degli operai ingaggiati dal grossista quando si fa sera e i tronchi da tagliare sono ancora tanti e loro vogliono andare a casa e questo li minaccia di non pagarli se non a fine lavoro, la mia  rassegnazione a tenermi la sete nonostante il caldo causa impossibilità di trovare un bagno adatto a una donna che non indossi uno strategico sari (finalmente ho capito a cosa serve un sari!), la puzza di pesce che impesta tutta Karwar dove evidentemente le fabbriche conserviere non conoscono soste, il commesso di una farmacia di Gadag che alla mia richiesta di un collare antipulci per il cane di Linda (temporanea coinquilina) per non deludermi cerca di rifilarmi un flacone gigante di “anti tutto” per vacche e cavalli.